Il progetto Rifugiato a casa mia, promosso da Caritas Italiana, si è concluso a giugno 2014 e ha coinvolto 13 realtà Caritas diocesane di tutta Italia, tra cui Caritas Lucera-Troia.
0 Donors

Il progetto Rifugiato a casa mia, promosso da Caritas Italiana, si è concluso a giugno 2014 e ha coinvolto 13 realtà Caritas diocesane di tutta Italia (tra cui Caritas Lucera-Troia) al fine di sperimentare una forma di accoglienza diffusa in famiglie di rifugiati e titolari di protezione internazionale.

Nella consapevolezza che il sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati mostra diverse criticità sia in riferimento alla capienza che alla qualità dell’accoglienza, si intendeva intervenire con una proposta volta a sperimentare un approccio innovativo attraverso il coinvolgimento della comunità cristiana.

Il progetto consisteva infatti nella sperimentazione (progetto “pilota”) di forme di accoglienza in famiglia di richiedenti protezione internazionale e/o di rifugiati (40 in tutto), da attivare, nel corso del 2013, attraverso il circuito delle Caritas diocesane già coinvolte nella gestione di questa particolare categoria di destinatari.

Rispetto alle consuete modalità di accoglienza presso strutture o case famiglia, il nucleo del progetto consisteva nell’assegnare centralità alla famiglia, concepita come luogo fisico e insieme sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione, al fine di portarlo a compimento, attraverso il raggiungimento di quel grado di autonomia che consentirebbe ai beneficiari di emanciparsi dalle forme di aiuto istituzionale o informale poste in essere dal terzo settore.

Il progetto era rivolto ad duplice target di destinatari: da un lato, i richiedenti protezione internazionale e i rifugiati ai quali si è proposta una forma di accoglienza alternativa ai circuiti istituzionali; dall’altro, le famiglie che hanno potuto sperimentarsi nell’accoglienza di persone provenienti da contesti e culture diversi. Con riferimento al primo target di beneficiari, ci si è rivolti a soggetti che hanno già sperimentato un periodo di accoglienza in altre strutture, anche afferenti alla rete delle Caritas diocesane, così da poter sostenere, con un minore rischio di fallibilità, forme di inserimento in famiglia.

Riguardo le famiglie, sono stati selezionati nuclei in grado di garantire le migliori condizioni per un’accoglienza protetta e finalizzata a percorsi di autonomia o semiautonomia delle persone accolte.

Attraverso le sue azioni progettuali il progetto Rifugiato a casa mia si è proposto quindi un duplice obiettivo:

  1. Per i richiedenti protezione e rifugiati: raggiungimento dell’autonomia o semiautonomia attraverso l’accoglienza presso famiglie della comunità cristiana.
  2. Per le famiglie che accolgono: vivere, attraverso la convivenza con persone provenienti da altri paesi, un’esperienza di solidarietà e di condivisione, che auspichiamo possa essere condivisa con la comunità cristiana di riferimento della famiglia ospitante, comunità che potrebbe supportare, in forme diverse, la famiglia nel percorso di accoglienza.