POVERTY PAPER “LA POVERTA IN MEZZO A NOI” Suggerimenti per utilizzare il testo di Caritas Europa Come e perché Caritas Europa ha deciso di pubblicare un proprio documento come contributo all’Anno Europeo 2010 contro la povertà e l’esclusione sociale dovrebbe apparire chiaro a chiunque prenda in mano il testo e ne legga i contenuti, a partire dall’importante introduzione del Presidente Erny Gillen. Con questo breve documento di accompagnamento intendiamo suggerire ai lettori-operatori che vi si accosteranno, alcune possibili modalità per utilizzare concretamente questo testo come strumento a supporto del proprio lavoro quotidiano. Si tratta tuttavia di alcune piste di lavoro che la Task Force 2010 di Caritas Europa, composta da operatori ed esperti di molte Caritas nazionali europee diverse, ha condiviso e ritenuto utili ed interessanti da proporre quantomeno come esempi possibili dell’uso che si può fare del paper. In generale potremmo dire che, dinanzi alla complessità della realtà e della povertà, il Poverty Paper è stato pensato come una forma di strumento concreto ed ulteriore rispetto a quelli di cui ciascun operatore è già dotato al fine di: – ASCOLTARE la realtà della povertà partendo dalle persone e dalla loro storie quotidiane piuttosto che da ideologie o visioni materialistiche onnicomprensive della vita sociale; – OSSERVARE i fenomeni, le trasformazioni sociali e le dinamiche di povertà ed impoverimento, cercando di comprendere, con metodi e sguardi il più possibile basati su evidenze, cosa sta realmente accadendo intorno a noi ed in che modo ne siamo interpellati e coinvolti; – DISCERNERE, tra le diverse possibilità di posizionamento ed azione che la società contemporanea ci pone davanti, quali possano essere le opzioni, etiche e politiche, individuali e collettive, più adeguate per contrastare la povertà e l’esclusione sociale e contribuire al benessere autentico delle persone; – AGIRE di conseguenza, tanto nella dimensione micro del lavoro sociale con le persone che a noi chiedono aiuto quanto in quella, via via più ampia, delle politiche di contrasto alla povertà che occorre promuovere e sostenere nella sussidiarietà a livello delle istituzioni locali, nazionali, europee. La stretta corrispondenza teorica che si è cercato di mantenere tra la parte A e la parte B del Paper, anche se a lettori non particolarmente attenti può non emergere in tutta la sua chiarezza, è un elemento fondamentale per ricordare che, in ogni caso, quali siano gli strumenti che si usano, lo STILE di Caritas porta e deve portare sempre a riflettere e ragionare a partire dalle persone reali e per tornare ad esse, in termini di azioni capaci di amore nella verità, e quindi di amore concreto, ragionevole, organizzato per accompagnare percorsi di benessere e giustizia. Nell’utilizzare il Paper non vanno quindi mai disgiunte la Parte A e la parte B, e ci piacerebbe anzi se proprio dall’incontro e dal confronto con storie e situazioni concrete e vissute venissero i principali spunti critici e contributi a questo lavoro. Scendendo maggiormente nel concreto, alla Task Force 2010 di Caritas Europa è parso che il modello analitico per la lettura dei cambiamenti sociali che il paper presenta si possa bene adattare a multiformi realtà, paesi e condizioni, offrendo a ciascuno spunti interessanti di comprensione della propria realtà ed a tutti la possibilità di mettere insieme parti di analisi diverse per giungere ad un quadro comune.
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Un primo modo di usare il poverty paper può quindi essere quello di provare ad applicare il modello analitico da esso proposto alla propria realtà, sia essa quella di un servizio locale che vuole inquadrare meglio le dinamiche di povertà che colpiscono i propri assistiti, di una Caritas Diocesana che voglia analizzare i processi in atto sul proprio territorio, di una Caritas nazionale che intenda avere una percezione più chiara e definita di ciò che accade nel proprio Paese per capire meglio quale contributo strutturale dare alla lotta alla povertà. Molte Caritas Diocesane e nazionali già producono, ogni anno, rapporti e position paper sulla povertà e sulla situazione sociale nel Paese. Potrebbe essere interessante se, nel corso del 2010 (ma anche oltre), in tali analisi esse provassero a tenere conto anche del modello analitico proposto da Caritas Europa, così da realizzare, senza aggravi particolari di lavoro, un quadro di elementi comparabili a livello europeo. Altrettanto interessante potrebbe essere, per i lettori-operatori, provare a vedere se, applicando gli strumenti analitici proposti alla propria realtà locale, emergano o meno elementi di novità rispetto alle letture già esistenti, o si colgano aspetti utili che magari prima erano stati sottovalutati. In fase di elaborazione il gruppo di lavoro ha avuto modo di constatare direttamente come il modello possa essere impiegato tanto nelle società occidentali a capitalismo avanzato, quanto nelle società emergenti quanto nei paesi in via di sviluppo. Parimenti esso è risultato utile per osservare e comprendere le differenze tra zone diverse dello stesso paese o per dare conto dell’impatto politico, sociale ed economico di fenomeni specifici, come ad esempio quello delle migrazioni o dell’invecchiamento di alcune popolazioni in determinati territori. In questo senso ampliare l’utilizzo e le potenzialità del report, oltre a sottoporre il modello ad una necessaria revisione critica ed evolutiva, può risultare utile all’apprendimento ed alla coesione interna in tutta la rete Caritas in Europa. Il modello analitico potrebbe poi essere presentato e discusso all’interno di workshop nazionali e locali, entro ed oltre il network Caritas, per farlo conoscere e discuterne l’applicazione ed i risultati con chi opera sul campo. In questo senso può essere molto utile impiegare in maniera complementare i diversi strumenti che compongono il modello a seconda della tipologia di partecipanti agli incontri e degli obiettivi da perseguire. Il modello analitico dei cambiamenti, lo spider-web, il modello del ciclo di vita, pur essendo nel paper integrati in un’unica lettura multidimensionale della povertà, aiutano infatti a gettare luce su aspetti diversi, mettendo l’accento ora su una ora sull’altra componente dei percorsi di povertà ed emarginazione. E’ possibile che chi si occupa maggiormente di analisi sociale ed economica trovi più spunti di proprio interesse nel modello sui cambiamenti, ma è anche vero che quest’ultimo, se illustrato, può essere utile anche ai “profani” per avere un quadro di lettura congruente della complessità del reale, di cui molto si parla tutti i giorni ma che spesso sfugge alla comprensione. Parimenti, lo spider-web model può essere utile strumento di riferimento ed assessment per gli operatori sociali che lavorino nei servizi a contatto con le persone in stato di necessità o comunque in situazioni di front-office. Essi potranno essere aiutati da questa impostazione a ritrovare su una matrice unitaria e coerente tutti i principali elementi oggetto di considerazione durante il proprio lavoro, così da rendere più efficace l’azione di ascolto ed osservazione in funzione del lavoro di aiuto. Lo stesso modello tuttavia, impiegato da non addetti ai lavori, può rivelarsi un interessante strumento per generare consapevolezza ed interesse verso l’esclusione sociale, perché può essere facilmente applicato a ciascuno e dare letture sino ad allora non considerate della propria situazione personale.
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Il modello del ciclo di vita, utile e noto a chi si occupi di politiche e programmazione sociale, può a sua volta accompagnare molte riflessioni in fase di discernimento su come e a cosa orientare le risorse disponibili e favorire decisioni orientate all’efficacia ed al cambiamento. Ulteriori possibilità di impiego generativo dei contenuti del paper sono offerte dalla sua parte narrativa e dalle potenzialità di ulteriore ampliamento ed approfondimento che essa porta con se. A partire dalla parte B e dalla sua struttura si possono immaginare numerose configurazioni di attività, anche creative, utili per coinvolgere persone e gruppi nella riflessione sulla povertà, nella sua comprensione e nell’azione di contrasto all’esclusione sociale. Ad esempio: PARTENDO DALLA PARTE B… a) Il paper si suddivide in 5 sezioni – ascoltiamo, riflettiamo, impariamo, cambiamo, agiamo insieme - che costituiscono un sorta di percorso di lettura, discernimento e accompagnamento al cambiamento personale e sociale. Questi stessi steps potrebbero essere il titolo di altrettanti momenti di condivisione ( in parrocchia, nei gruppi caritas, nei gruppi giovanili, a livello diocesano…) su diverse dimensioni, durante i quali avviare anche in modo trasversale: • l’acquisizione di un’ottica europea (globale) ai problemi ma anche alle loro soluzioni, attenta, però alle specificità locali (la situazione dell’EU est è evidentemente diversa dal Nord EU… ) (dimensione conoscitiva e interpretativa). • Una riflessione sul concetto di povertà che personalmente e come gruppo abbiamo lasciato stratificare: cosa intendiamo per povertà? Vengono tenuti presenti anche gli aspetti immateriali? Che tipo di approccio al problema è prevalente nei nostri contesti? (dimensione culturale). • Una coniugazione di questi temi nell’ambito locale: quali sono le nostre specifiche povertà? Stanno emergendo “nuove” povertà? Le sappiamo riconoscere? Come le intercettiamo? Quali risorse/strategie sono messe in campo a contrasto delle stesse? Quali cambiamenti ci vengono sollecitati – a livello personale e comunitario – da queste nuove povertà? (dimensione strategico / operativa). • Un discernimento circa il tipo di azioni pedagogiche/educative che sono possibili nei contesti di ciascuno per accompagnare le persone al cambiamento (dimensione pastorale/educativa). • Una riflessione sul tema antropologico sui concetti di povertà/persona/relazione/società/bene comune… (dimensione antropologica). • Momenti di riflessione teologica e di preghiera nell’ottica di una maturazione di un processo di conversione personale e comunitario (dimensione teologica). b) Approfondendo il tema della capacità di intercettare e mettersi in ascolto (Ascoltiamo) delle persone e delle povertà, si può affidare ad un gruppo (di giovani ma non solo) la costruzione di materiali narrativi (audio-visivi, fotografici, video clips…) che documentino alcune biografie
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della povertà nei contesti di appartenenza (si potrebbe ad esempio seguire la giornata di uno che è in cerca di lavoro, o di un anziano solo…) I materiali possono poi essere proiettati in occasioni pubbliche / eventi costruiti in occasione della presentazione del paper ed avviare una discussione (riflettiamo) c) Approfondendo ancora il tema dell’ Ascoltare e dell’Osservare (riflettiamo), si potrebbe avviare la costruzione partecipata di un piccolo report locale sulla povertà. Potrebbe essere fatto da più gruppi attenti, ad esempio, a dimensioni diverse (es. giovani nei contesti scuola, lavoratori e crediti del lavoro, donne sul potere di acquisto, anziani sulla solitudine…) Potrebbero essere costruite mappe di comunità, sulle quali segnalare, ad esempio, non solo le concentrazioni di povertà (es. aree urbane degradate, palazzi di edilizia popolare, anziani soli, immigrazione clandestina, luoghi dei senza fissa dimora) ma anche le risorse così da visualizzare le questioni e i percorsi (). A questo proposito si potrebbero utilizzare alcune metodologie adottate nel testo ad esempio le interviste o i focus groups con testimoni privilegiati. d) Sarebbe bello poter avviare degli scambi internazionali (o almeno nazionali) di questi report così da intersecare sensibilità, buone pratiche, progettualità future (Agire insieme). Ciò andrebbe anche nell’ottica della costruzione di reti di solidarietà. Se invece si intende porre maggiore attenzione alla parte teorica, pur mantenendo una logica narrativa e di attivazione, si potrebbe ad esempio, partendo dalla parte A: a) Organizzare un workshop sul tema della povertà all’interno del quale… – viene sinteticamente presentato il paper e descritto il quadro socio-economico e culturale di partenza (Ascoltare e Riflettere) – viene proposto lo spider web model, si chiede di testarlo su di sé, si chiede di testarlo su una situazione di povertà “di prossimità”(un compagno di scuola, un vicino di casa, un collega di lavoro), si evidenziano le differenze… (Riflettere e Cambiare) – si identificano alcuni segni di cambiamento che potrebbero essere assunti dalla comunità cristiana: forme di tutoraggio da famiglia a famiglia; organizzare momenti di visibilità del tema in città; interlocuzione con le autorità cittadine sulle problematiche locali…La povertà è un problema di tutti. b) Organizzare un cineforum per rendere più comprensibili alcuni cambiamenti descritti nella prima parte (possibilmente film europei in modo da incentivare una dimensione macro e non solo localistica…). c) Trovare qualche sinergia con le scuole in modo da proporre in modo semplice e attraente, anche con l’ausilio degli strumenti appositamente prodotti che Caritas Europa propone, il tema della povertà.
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d) Lanciare un concorso fotografico (ancora meglio video) per giovani sulle tematiche degli 8 assi descritti dallo spider web. I migliori 8 trailers potrebbe essere raccolti in un breve film/documentario curato da un regista, essere presentato in occasioni pubbliche di dibattito e partecipare a qualche concorso… Come si può vedere, le possibilità di utilizzo sono molte e molto promettenti. Inoltre il paper, nelle intenzioni di Caritas Europa, è al centro di una ben più ampia campagna comunicativa e di coinvolgimento che va sotto il nome di Zero Poverty ed ha nel sito web www.zeropoverty.eu il proprio punto di riferimento. L’interattività sul sito web, l’uso dei materiali promozionali della campagna, l’organizzazione di eventi pubblici contro la povertà, sono tutte proposte che possono, e auspicabilmente dovrebbero, essere coniugate con i contenuti del poverty paper e la sua presentazione. Questo stesso documento ha una natura aperta ed interattiva. Nel sito web www.zeropoverty.eu esso è collocato in modo tale da rappresentare l’apertura di una sorta di forum in cui chiunque possa postare informazioni e contenuti circa il modo in cui ha utilizzato o sta utilizzando il poverty paper. Altri potranno commentare, ispirarsi, proporre alternative o critiche, sviluppare ulteriormente riflessioni ed analisi, aggiungere collegamenti ad altri strumenti ed opportunità e quant’altro le potenzialità interattive dello strumento multimediale e la logica web 2.0 consentano. L’auspicio è che queste possibilità e questo invito vengano raccolte da molti attori, piccoli e grandi, in diverse parti di Europa, così che l’azione di ciascuno possa sempre più essere condivisa e messa in rete con ascolto, osservazione e discernimento diffusi generati da una famiglia, quella Caritas, con riferimenti unitari ma molteplici declinazioni territoriali. Buon lavoro!

